Banca d'Italia - Il gap innovativo del sistema produttivo italiano: radici e possibili rimedi

La Banca d'Italia all'interno della collana "Questioni di Economia e Finanza", in un rapporto a cura di Matteo Bugamelli, Luigi Cannari, Francesca Lotti e Silvia Magri, analizza il problema del ritardo dell’Italia nell'attività innovativa, affrontando le questioni strutturali del sistema paese: la dimensione d'impresa, il mercato del lavoro, il sistema finanziario, le politiche di sostegno all'innovazione.
"Il ritardo dell’Italia nell'attività innovativa rispetto ai principali paesi industriali risente della frammentazione del sistema produttivo in molte piccole imprese che hanno difficoltà a sostenere i costi elevati insiti nella ricerca e sviluppo e ad assumersene i rischi.

Vi si sommano carenze di capitale umano nelle funzioni manageriali e di ricerca e un’eccessiva flessibilità dei rapporti di lavoro che riduce l’incentivo a investire in attività di formazione.

La carenza di risorse finanziarie costituisce un ulteriore ostacolo; il capitale azionario, più adatto rispetto a quello di debito a finanziare l’innovazione, è meno diffuso che in altri paesi. Le risorse pubbliche spese in Italia per incentivi alle imprese hanno conseguito risultati modesti.

Per accrescere la capacità innovativa sono opportune azioni per favorire la crescita dimensionale delle imprese, l’adozione di forme di gestione più manageriali, l’aumento del grado di capitalizzazione.
È importante sostenere lo sviluppo di intermediari di venture capital, ancora relativamente poco diffusi in Italia. Il disegno e la gestione degli incentivi pubblici all'innovazione necessitano di miglioramenti." (Estratto dal sommario del documento)

 

Scarica il rapporto della Banca d'Italia

 

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